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LE CREAZIONI DI ALBA PASQUINI

Studio d’arte.

INDIRIZZO

Piazza Garibaldi, 6
06089 Torgiano (PG)

Martedì – sabato
10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00

+39 349 269 5785
albatros.ap75@gmail.com

L’ARTISTA

Alba Pasquini, artista e artigiana, esercita la sua vena creativa con la ceramica per la prima volta sotto la guida artistica del maestro Sergio Ficola nel ’96 a Deruta. Il vero incontro tuttavia è quello con l’alfabeto dei pennelli e delle tele che la porterà nel 2004 ad aprire uno studio d’arte personale “ArredoArt”.

Per una decina d’anni si dedica a corsi di decorazione su ceramica per poi votarsi completamente alla pittura, alla scultura e alle creazioni di oggetti decorativi, funzionali e non. Nel corso degli anni non sono mancate installazioni artistiche personali di pittura ed eventi dedicati alla ceramica. Oggi il suo studio offre un’ampia scelta di oggetti pronti a rivivere nelle case di chi ama l’arte e di chi riesce a carpirne il vero significato.

DICONO DI LEI

Serve una fucina calata nel cuore delle cose per forgiare le parole adatte a definire la sensazione di intimità spregiudicata e struggente che mi assalta davanti alle sue opere. Serve un alito di poesia per dire come ogni quadro abbia la consistenza di uno sguardo gremito di coincidenze. Serve l’ardore necessario a rintracciare dentro la devozione per le tinte dei rossi, dei neri e dei viola, la malinconia di quell’eterno tango delle passioni, che alterna l’odio all’amore, la voluttà alla perdizione, il desiderio al rifiuto, il dolore alla vita. Serve la solitudine e il raccoglimento per avvicinarsi a queste tele, alla folla di sfumature e graffi che ne attraversano la superficie.

Solo così ci si avvicina alla potenza di questi segni, calati come sonde spietate, dentro il feroce buio da cui tutti in parte siamo abitati, quel buio dove maturano le nostre stelle più luminose. Serve questo per vedere davvero le sue opere. Per intuire nella famelica tempesta dei corpi che si abbracciano un nodo di livida dolcezza senza fine.

Per decifrare la complessità di un femminile che ha radice oniriche e fortemente simboliche. Un femminile popolato di Ofelie, che lascive si abbandonano alle spire di una morte così simile al desiderio, conservando negli occhi la luce vivida e saggia di chi si sa fatto di mistero. Un femminile di corpi bellissimi, superba geografia di curve e penombre, che emana lo splendore nudo di una seduzione chiamata donna. E infine serve questo per catturare il senso dei corpi dilaniati dalla solitudine, per cogliere il messaggio di un urlo senza suono, la profondità di una vertigine esistenziale, che resta attonita davanti ad una luna troppo piena o all’assenza evocata da una maschera.

È un errore pensare all’angoscia e l’errore di chi, davanti all’intimità densa e spalancata di queste tele, non riesce a cogliere il segreto di quest’arte che dalla miniera delle paure estrae la pietra preziosa della consapevolezza, dalla polvere trita degli abbandoni resuscita lo slancio di una rinnovata unione e dalla melma densa delle impressioni tira fuori un sentire lucido, finalmente brillante di fulgida umanità.

( Floriana Pucci)

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